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Sono diversi i vaccini per l’epatite A e B?

Le lettere dell’alfabeto sono vicine, ma le due malattie alle quali i vaccini si riferiscono hanno caratteristiche ben distinte. L’epatite A, infatti, si trasmette per via oro-fecale: una persona e, quindi, anche un bambino, la può contrarre portando alla bocca alimenti, acqua, oggetti o mani sporche, contaminate con il virus HAV. Il virus è presente in modo endemico, praticamente in tutto il mondo, e può essere tenuto sotto controllo con l’igiene degli alimenti e la corretta gestione delle acque potabili e della rete fognaria.

Nei paesi industrializzati la trasmissione può verificarsi negli asili nido, dove vengono ospitati bambini che fanno uso dei pannolini. L’infezione si presenta anche nelle persone che viaggiano in paesi in cui  l’igiene difetta e la malattia è endemica. Se la malattia dovesse venir contratta, ha un decorso autolimitante e benigno, nel senso che è sufficiente riposo e dieta per alleviare i sintomi: stanchezza, febbre, nausea. Evitare la malattia è possibile oltre che con una igiene accurata anche con la somministrazione del vaccino specifico: in Italia è praticabile in due diverse formulazioni che danno protezione già 2-3 settimane dopo l’inoculazione.

La vaccinazione è raccomandata, nei soggetti a rischio, fra cui coloro che sono affetti da malattie epatiche croniche, coloro che viaggiano in paesi dove l’epatite A è endemica, per coloro che lavorano in ambienti a contatto con il virus, i tossicodipendenti, ed il contatto con familiari di soggetti che hanno contratto la malattia. Molto più seria è l’epatite che fa capo al virus HBV, spesso asintomatica, che si può però manifestare con vaghi disturbi addominali, nausea, vomito e spesso si arriva all’ittero, accompagnato a volte da lieve febbre. Il problema più grave dell’epatite B consiste nel fatto che la malattia può diventare cronica, un rischio che aumenta al diminuire dell’età in cui viene acquisita l’infezione: nei neonati contagiati poco dopo la nascita, diventa cronica in 9 casi su 10.

Il virus dell’epatite B è presente nel sangue, quindi si trasmette con i rapporti sessuali, attraverso operazioni mediche e infermieristiche non adeguatamente attente e, nel caso dei neonati, i piccoli la prendono al momento della nascita dalla madre infetta.  Ci sono categorie più a rischio per l’epatite B: gli operatori sanitari, i tossicodipendenti, gli omosessuali, ma in realtà oggi nessuno è considerato sicuro e proprio per questo motivo, in Italia è disponibile un vaccino sicuro e in grado di fornire immunità di lunga durata. Dal 1991, la vaccinazione è obbligatoria per tutti i neonati e per gli adolescenti di 12 anni ed è fortemente raccomandata per i gruppi di popolazione a maggior rischio d’infezione.


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