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Perchè dopo la poppata arriva il sonno?

Storia

Un tempo l'alimentazione del bambino avveniva esclusivamente al seno ed era a richiesta. La mamma, cioè, porgeva il seno al piccolo ogni volta che lui manifestava la sua esigenza di nutrirsi. Porgere il capezzolo era anche un modo per coccolare il proprio bambino in un periodo in cui non era facile occuparsi di lui: si doveva lavorare e le mani erano occupate in mille altre attività. I bambini, in questo modo, si autoregolavano.

Una volta che il latte ha riempito il piccolo stomaco dei neonati, i recettori della fame smettono di funzionare e si attivano quelli della digestione, rilasciando i neuro modulatori chimici del benessere. Sono questi neuro modulatori che in parte stimolano il sonno.

L'esigenza di assopimento però, è dovuta anche alla stanchezza del bimbo: l'atto della suzione intensa, che il piccolo mette in atto per far produrre latte alle mammelle della mamma, affatica l'organismo del bambino, che per recuperare si addormenta.

Oggi

L'allattamento, in più delle volte viene stabilito ad orario, un po' perché la donna lavora, un po' perché il piccolo viene alimentato al biberon. Eppure il sonno arriva per gli stessi motivi. Una ricerca inglese svolta negli ultimi mesi, chiarisce ancora meglio questo meccanismo: è stato infatti scoperto che alti livelli di glucosio nel sangue sarebbero in grado di spegnere alcune cellule cerebrali deputate a mantenere la mente vigile e sveglia.

I ricercatori hanno esposto i neuroni a piccolissimi aumenti dei livelli di glucosio, simili a quelli che seguono un normale pasto, misurandone il loro livello di attività. Dall'analisi dei dati è emerso che un minimo innalzamento degli zuccheri nel sangue è sufficiente per fa comparire la sensazione di sonnolenza.

Secondo gli autori dello studio, questo meccanismo sarebbe spiegabile anche dal punto di vista evolutivo, poiché consentirebbe agli animali di rimanere vigili quando sono affamati così da facilitare la ricerca di cibo, mentre permetterebbe loro di rilassarsi quando sono a stomaco pieno, così da conservare al massimo le energie. Lo stesso automatismo si manifesta anche nei bimbi di poche settimane di vita.


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