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L'analgesia peridurale può causare danni al bambino?

Storia

Partorirai con dolore. Il diktat biblico ha oppresso tutte le donne di ogni cultura per secoli, come se la naturale sofferenza del travaglio fosse il prezzo da pagare per la meravigliosa realtà di dare la vita.

Eppure, anche oggi, con l'analgesia epidurale a disposizione, si ricorre poco alla possibilità del parto indolore. In Italia solo un quarto delle partorienti chiede di poter essere sottoposta all'analgesia epidurale, contro il quasi 90 per cento delle donne in Inghilterra, Stati Uniti e Canada.

Le ragioni vanno ricercate soprattutto nella cultura dei paesi mediterranei, fortemente influenzati dal pensiero cattolico che non vede il dolore come un fatto completamente negativo, ponendolo al contrario come una condizione necessaria per dare alla luce una vita.

Nei paesi di cultura anglosassone, invece, si pensa soprattutto a rendere meno doloroso possibile il momento della nascita. Un'altra ragione che spiega la scarsa diffusione del metodo nel nostro paese è la scarsa organizzazione: l'anestesista deve essere presente durante l'intero svolgimento del parto.

Le strutture ospedaliere italiane, inoltre, sono ancora in fase di ricerca per poter garantire questo tipo di servizio. Infine, sono in molte ad avere una sorta di timore verso l'anestetico, il dubbio è che per avvertire meno il dolore il bimbo ne possa risentire negativamente.

Oggi

L'analgesia epidurale è un tipo di anestesia locale che consente di partorire naturalmente: viene praticata dall'anestesista e agisce sulla sensazione del dolore senza tuttavia annullare le contrazioni che consentono al bambino di nascere. In questo modo la madre rimane cosciente ma non avverte quasi più il dolore, e può quindi seguire con una maggiore serenità la venuta al mondo del suo bambino.

L'analgesia epidurale consiste nel somministrare, mediante un tubicino di plastica posto a livello delle vertebre lombari, l'anestetico vicino al canale vertebrale. In questo modo le terminazioni nervose vengono rese meno sensibili al dolore delle contrazioni dilatative del collo dell'utero, senza però eliminare la sensazione delle spinte del feto.

Ecco perché si parla di analgesia: non vi è la totale scomparsa del dolore ma solo una percezione più attenuata e meno intensa, riuscendo quindi, a partecipare attivamente al parto e ad assecondare le spinte stesse. Anche il bambino ne trae beneficio da questa modalità di parto, la mamma può spingere con un maggior vigore e facilitare al massimo l'espulsione. Il piccolo potrebbe, tutt'al più, essere leggermente assonnato proprio a causa dell'effetto rilassante dell'anestetico. Questo però non lo rende meno reattivo ai primi controlli dopo la nascita e, nel giro di qualche ora, il piccolo torna vitale e vivace come tutti i neonati.


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