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Perché ascoltare la musica classica fa bene al bambino?

Storia

Un tempo si credeva che nel grembo materno, il piccolo vivesse in totale isolamento dal mondo. La ricerca scientifica ha permesso di scoprire che le cose non sono proprio così. Dal quarto mese in poi il feto è in grado di distinguere una vasta gamma di suoni e rumori, non solo quelli che provengono dal corpo materno, come il battito del cuore o le bolle d'aria prodotte dall'intestino.

Il feto è in grado di percepire il rumore della televisione, del telefono e le voci delle persone. Al sesto mese invece, inizia a reagire ai rumori improvvisi ed acuti. Il passaggio di una moto lo fa spaventare, ecco quindi che muove gambe e braccia. Anche la voce di una persona sconosciuta lo fa sobbalzare. La musica e la voce della mamma stimolano nel feto movimenti armoniosi e coordinati. Verso la venticinquesima settimana di gravidanza, l'udito è ben sviluppato e il piccolo distingue diversi suoni.

Oltre al ritmo cardiaco della madre, al bambino giungono anche i rumori esterni anche se attenuati dal liquido amniotico. Più che parole vere e proprie, il feto avverte la cadenza e l'intonazione ovvero ciò che gli esperti chiamano: la prosodia. I suoni hanno un diverso impatto sul bimbo: i rumori violenti accelerano il battito cardiaco, mentre le melodie dolci lo tranquillizzano. Sembra anche che, una volta nato, il piccolo sia in grado di riconoscere una canzone o una musica che ha ascoltato quando era nel pancione e che questa abbia il potere di tranquillizzarlo.

Oggi

Sappiamo che la musica non solo appaga e calma il bambino ma sembra favorire lo sviluppo cognitivo. Questo è stato dimostrato in bambini già nati, anzi, sufficientemente grandicelli da poter essere sottoposti a test in grado di misurare il quoziente intellettivo. Alcuni ricercatori dell'università della California hanno notato che l'ascolto della musica classica e nello specifico delle sonate di Mozart in età prescolare, faccia raggiungere un punteggio più elevato al test del Quoziente Intellettivo (Q.I.).

Questo sembrerebbe essere dovuto ad una maggiore coordinazione e sviluppo dell'emisfero di destra sotto l'influenza della musica di Mozart. I gruppi di bambini sottoposti allo studio hanno mostrato una maggior facilità nelle competenze spazio-temporali. I ricercatori scelsero la musica di Mozart perché le sonate furono composte quando l'autore aveva solo quattro anni, l'associazione naturale di base deve essere stata: se Mozart è stato in grado di produrre dell'attività cognitiva di altissimo livello, può significare che il cervello ha maggiori potenzialità nell'apprendimento e nello sviluppo della competenza spazio temporale propria in questo periodo della vita.

Varrebbe allora la pena di godersi le splendide melodie di Mozart anche durante la gestazione, quando l'udito è in grado di captare il ritmo e il suono di quelle composizioni ma il sistema nervoso è in pieno sviluppo e può quindi beneficiare appieno degli stimoli neurologici esercitati dalla musica stessa.


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