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Come tirare il latte materno?

Storia

La spremitura del latte materno consiste nella pressione che viene esercitata sulla mammella per favorire la fuoriuscita di latte.

Un tempo questa pratica aveva solo una finalità curativa per la donna.

Il latte all’interno dei dotti galattofori poteva infatti causare degli ingorghi, creando un terreno fertile per i germi.

L’infezione così attivata dà origine alla mastite, un’infezione dei dotti galattofori, che oggi può essere curata con gli antibiotici.

Quando però i farmaci non esistevano, anche questa infezione banale poteva causare seri problemi alla salute della donna.

Il rischio degli ingorghi era sempre presente se il piccolo succhiava meno, soprattutto se il latte era abbondante.

Spesso la donna risolveva il problema offrendosi di nutrire al seno anche un altro neonato, la cui mamma aveva invece poco latte.

La balia, così veniva definita la donna che donava il suo latte, attaccava al proprio seno il bambino da allattare.

Non tutte però accettavano di far attaccare al seno della balia il proprio bambino. Il latte veniva allora spremuto manualmente, facendo cioè scivolare la mano dalla base della mammella fino al capezzolo.

Il latte ottenuto in questo modo non riusciva a essere conservato, non esistendo i refrigeratori e doveva quindi essere offerto velocemente al bambino da nutrire, per evitare che si alterasse.

 

Oggi

Da qualche anno a questa parte, la spremitura del seno può essere effettuata con il tiralatte, uno strumento inventato da pediatri, esperti di allattamento e messo a punto da società produttrici di articoli per la primissima infanzia.

Esistono diversi tipi di tiralatte e ce ne sono sia manuali sia elettrici.

Secondo gli esperti, i tiralatte elettrici sono più “potenti” e nello stesso tempo delicati e non provocano dolore o fastidio al seno.

Sono costituiti da una sorta di “coppetta” trasparente che si applica al capezzolo, che deve essere delle dimensioni giuste dell’areola.

La coppetta è a sua volta collegata a un dispositivo che, azionato a mano dalla donna o elettricamente grazie a una batteria, risucchia letteralmente il latte dal foro del capezzolo.

Il liquido viene poi trasferito istantaneamente in un contenitore sterile collegato con il tiralatte stesso e che può essere chiuso con un coperchio ermetico o applicare una tettarella.

Questo permette una conservazione assolutamente sicura del latte il quale così ottenuto, può essere conservato in frigorifero (per un massimo di due giorni) oppure congelato e consumato anche dopo diversi giorni, previo scongelamento.

In questo modo la mamma è sicura che il piccolo assuma il suo latte quando lei non può provvedere personalmente, se, per esempio, deve riprendere il lavoro o assentarsi per qualche motivo.


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